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luigi viaro sindaco"...serve un progetto di Area Vasta che unisca i Sindaci interessati al nostro territorio, a prescindere dalle ideologie di destra o di sinistra, per amministrare al fine del bene comune".

 Nel virgolettato c’è il riassunto delle parole del Sindaco di Lendinara, Luigi Viaro, che leggiamo sui giornali e - se non fosse che è persona del centro destra da sempre - sembrerebbero frasi tratte da un intervento di un altro Sindaco Italiano, il Pizzarotti di Italia In Comune, il quale però è ascrivibile al centro sinistra.

Eppure tali parole le leggiamo sui giornali e chissà che finalmente si sia preso atto che i problemi del cittadino non hanno un colore preciso: i problemi concreti non tengono in nessun conto la differenza ideologica tra destra o sinistra e richiedono una risoluzione appropriata a prescindere dal colore politico del Sindaco.

Nulla di strano trovare concetti simili in Sindaci diversi: dopotutto le necessità dei territori travalicano sia l'ideologia sia lo spazio fisico e vanno ben oltre il campanile.

Merito a Luigi Viaro l'aver capito, al pari di Pizzarotti (che su questo concetto ha fondato un partito) che le ideologie di ieri sono state ormai scombussolate da molte cose e, tra le altre, lo spostamento a destra delle sinistre, il vincolo dell’appartenenza all’Europa, le nuove tecnologie e il cambiamento dei rapporti sociali avvenuti nell'ultimo quarto di secolo.

Se il "problema amministrativo" ormai travalica i confini Comunali e diventa provinciale, regionale se non addirittura dell'Italia nel suo complesso, è giustissimo partire almeno dalla dimensione provinciale per mettere insieme i Sindaci e costruire in modo trasversale la politica del territorio nell’interesse comune. Questo concetto poi può essere prodromico all’attivazione delle famose “fusioni tra comuni” che ancora sono rimaste carta bianca.

Il concetto di “Area Vasta” deve entrare nei pensieri dei Sindaci i quali si trovano ad affrontare temi sociali ed economici importantissimi per il Polesine e per il Veneto come ad esempio quello della “Zes”, la  Zona Economica Speciale.

Vale la pena ricordare che cosa sia la “Zes”: è un’area portuale, collegata alla rete transeuropea dei trasporti, che può interessare aree territoriali anche non direttamente adiacenti all’area principale, purché ci sia un nesso economico funzionale con la zona portuale stessa.

In quest’area vi sarà per le imprese la possibilità di sfruttare importanti agevolazioni fiscali, crediti d’imposta e di beneficiare di rilevanti semplificazioni di carattere amministrativo e burocratico. Un’area dunque dove concentrare investimenti per lo sviluppo.

Confindustria Veneto ha un suo piano industriale già pronto, ha individuato le aree interessate da riqualificare e sta concentrando gli sforzi per ottenerne dal governo l’istituzione.

Nel Polesine sono molti i comuni direttamente interessati (in particolare lungo l’asse del Canal Bianco) e tutti gli altri comuni comunque godrebbero delle assai rilevanti ricadute economiche e occupazionali che l’istituzione di questa zona economica comporterebbe.

Ci sono anche altri temi importantissimi che coinvolgono il concetto di “aree vaste”: si pensi ad esempio al tema ambientale. A un tiro di schioppo da Lendinara abbiamo la discarica tattica regionale di S. Urbano: è un problema non da poco soprattutto ora, che c’è un progetto di ampliamento dopo ben 30 anni che l’abbiamo sopportata tutti sul groppone. La richiesta di autorizzazione prevede la possibilità di alzarla di svariati metri, così da allungarne per molti anni ancora la vita e la redditività e, di conseguenza, portando più in là il problema della gestione del fine vita ma ancora, ciliegina sulla torta, trattare, già che ci sono, anche i fanghi derivanti dai “pfas”, gli inquinanti presenti nella falda idrica del vicentino ma ormai giunti anche vicino a noi e già presenti in discarica per aver conferito dei fanghi inquinati. Il tutto avendo incastonato il problema di milioni e milioni di metri cubi di rifiuti tra due corsi d’acqua, l’Adige e il S. Caterina – Frassine, nonostante un rischio idrogeologico evidente. Non dimentichiamo poi che il territorio soffre già della presenza di imprese come “SESA” che trasforma l’umido a tonnellate nella vicina Este o delle decine di impianti al digestato per la produzione di energia elettrica che circondano tutti i paesi e che sarebbero, lor signori permettendo, a vocazione agricola con tanto di eccellenze territoriali come l’asparago bianco, l’aglio bianco polesano DOP, l’insalata di Lusia IGP.

Un territorio martoriato dal punto di vista ambientale i cui inquinanti non si limitano certo a ricadere entro i confini del singolo Comune, come se il vento non ci fosse, l’acqua stesse immobile, i camion non girassero e la gente non mangiasse, non bevesse e non respirasse.

Ha quindi fatto bene il Sindaco a chiedere di essere udito in 2^ e 5^ commissione in Regione Veneto, ora impegnata ad autorizzare l’ampliamento della discarica, per esporre la martoriata situazione ecologica che coinvolge Lendinara e gli altri comuni. Ma sembra che in Regione il concetto di Area Vasta non sia proprio sentito avendo invitato, per essere ascoltati, solo i Sindaci al di là dell’Adige. Probabilmente non tira vento a Venezia e le esalazioni della discarica non arrivano a superare l’Adige e - cosa ancor più strana - nemmeno dall’opposizione ci è giunta alcuna reazione sul mancato invito di tutti i Sindaci coinvolti.

Sopra abbiamo dato conto di due argomenti da “area vasta”, ma ce ne sarebbero moltissimi altri quali: la tutela delle eccellenze e la loro valorizzazione, le strade, le ferrovie, la metropolitana leggera, il turismo, la raccolta dei rifiuti, il riciclo, i parchi interregionali etc., che dovrebbero essere affrontati con una visione programmatica.

Pensiamo che spetti ai Sindaci prendere l’iniziativa su tutti questi temi; sulla ZES per fortuna lo hanno già fatto unendosi e chiedendo con forza al ministero di aiutare questo territorio, ma anche per gli altri temi, non secondari, ci auguriamo diventino centrali nelle loro agende, arrivando a coordinare i loro sforzi verso il bene della comunità.

D’altra parte, “fare il bene della comunità” significa fare scelte per il bene di tutti a prescindere dal colore politico ed è ciò che riteniamo significhi “amministrare” il giorno dopo essere stati eletti.

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